Fashion: “Kate for a day”, il workshop debutta a Milano

Chi non ha mai desiderato scoprire i segreti della Royal Family? E chi non è capitolato di fronte alla favola moderna delle commoner Kate e Meghan? Make up, riverenza, protocollo, cerimoniali: grazie al workshop “Kate for a Day” organizzato dall’agenzia di eventi Pois Gras ed Elisa Motterle, specialista di galateo internazionale e appassionata della Royal Family, Buckingham Palace non è più così lontano. Ecco allora cosa ci hanno svelato le organizzatrici, che debutteranno con il primo incontro il 19 gennaio 2020 dalle ore 14.00 presso lo Chateau Monfort di Milano.   

  L’intervista a Elisa Motterle e Paola Saia

Kate for a day”, da dove nasce l’idea? Come saranno strutturati i workshop e a chi saranno rivolti?

Elisa Motterle: La metamorfosi di Kate e Meghan mi affascina da sempre: è la negazione dell’idea che lo stile sia una dote innata! Sono assolutamente convinta di questo: tutto si può imparare, basta volerlo ed applicarsi. Da tempo pensavo a come fare per mettere al servizio delle donne “comuni” i trucchi e i segreti che hanno imparato le due duchesse e l’incontro con Paola mi ha consentito di inserire le mie idee all’interno di un evento che ha anche un aspetto ludico, fondamentale per coinvolgere le partecipanti.

Paola Saia, Pois Gras: Come agenzia siamo specializzati in organizzazione di eventi che offrono ai committenti delle esperienze interessanti che consentano di trascorrere del tempo di qualità insieme. Ogni anno mi rinnovo cercando nuovi argomenti da proporre alle affezionate clienti che mi seguono e supportano ormai da tempo. Dopo il grande successo dei pomeriggi ispirati alla grazia di Audrey Hepburn, volevo individuare una nuova icona contemporanea ed elegante e ho trovato un ottimo spunto in Kate Middleton: una sorta di eroina dei nostri tempi, una ragazza comune che con impegno e determinazione ha saputo trasformarsi in una vera duchessa. Elisa Motterle era perfetta per questa avventura: si è dimostrata una valida alleata e una professionista competente, appassionata di Royal Family e docente di galateo contemporaneo.

Anche la moda dei reali detta le nuove tendenze. In che modo Kate e Meghan stanno influenzando lo stile di corte e quali sono invece le regole che non possono trasgredire in fatto in abbigliamento?

EM e PS: Kate e Meghan stanno svecchiando la monarchia, com’è giusto che sia per le nuove generazioni. Katherine è sbocciata lentamente: il suo royal style era all’inizio più rigido e ingessato, anche se finalmente la duchessa ha rotto il tabù di riciclare gli abiti (era ora!) e ha portato a corte gli abiti low cost di Zara. Negli anni trascorsi dal suo matrimonio, la duchessa di Cambridge si è notevolmente evoluta, con qualche (minimo) passo falso e con tanta voglia di definire meglio la sua immagine. Oggi, nelle occasioni informali, la vediamo sempre più spesso in pantaloni e camicetta, una mise che le dona molto, mentre nelle occasioni in cui è presente la Regina il suo stile torna ad essere più formale, con i cappottini o i robe-manteau che sono la sua “firma”, spesso abbinati a cappellini.
Per quanto riguarda Meghan, invece, c’è una prima differenza sostanziale rispetto a Kate: anche prima di incontrare Harry era un personaggio pubblico, abituato a stare sotto i riflettori e questo si denota anche dal suo stile. Tuttavia Meghan appare più insofferente al protocollo: dalle famose uscite senza calze – compresa quella per l’intervista successiva all’annuncio del fidanzamento -, all’abito trasparente per le foto ufficiali, e ancora lo smalto scuro, tutti questi dettagli raccontano  come la duchessa di Sussex trovi difficile abbandonare il suo stile glamour a favore di un contegno più adatto a una royal. Ecco, Meghan forse non ha ancora ben chiaro che i Royals non sono celebrities.

Quali sono i capi o gli accessori must have che invece non possono mancare nel nostro armadio?

EM: Sicuramente il robe-manteau è uno dei must have royal: non solo di Kate che ne ha fatto un emblema, ma anche di Camilla e di altri membri femminili della famiglia reale. Il capospalla infatti dona una certa autorità grazie alle spalle strutturate, che viene bilanciata dalle tinte pastello così amate nella famiglia reale. Ma attenzione: i colori chiari e sgargianti per i quali la Queen è universalmente famosa hanno anche una ragione strategica: servono a rendere la sovrana facilmente riconoscibile in mezzo alla folla. Lo stesso vale, in misura solo leggermente minore, per Kate e Meghan. Altri must have sono i vestiti abbinati a scarpe col tacco alto: Kate preferisce modelli con la gonna svasata, mentre Meghan predilige quelli a matita. Inoltre, un occhio agli accessori: le scarpe nude sono un passe-par-tout molto amato perché, se la tonalità è simile a quella della pelle, slanciano moltissimo la gamba. Infine nel guardaroba delle duchesse non possono mancare, per le occasioni ufficiali, i cappellini: Kate ama i modelli a disco, spesso realizzati da Philippe Treacy e arricchiti da applicazioni di fiori, mentre Meghan ha mostrato di preferire i pillbox stondati, oppure i modelli a tesa larga.

Paola, durante i workshop le partecipanti potranno indossare dei pezzi unici: puoi parlarci della tua esperienza nel settore moda e di come sei riuscita a scovare abiti e accessori così ricercati?

PS: Sono sempre stata affascinata dalla Storia, ma negli ultimi anni mi sono focalizzata sulla storia del costume e della moda: ho imparato ad analizzare i capi dall’interno studiando sartoria e specializzandomi in modisteria d’alta moda, ossia l’arte di creare cappelli con metodi tradizionali. Il valore aggiunto di un ricercatore è proprio il fatto di proporre pezzi originali ed interessanti, ma di saper anche interpretare il contemporaneo grazie al mix and match, mescolando il vintage alla modernità. Per i workshop ho selezionato acconciature vintage, mescolandole con pezzi attuali ed ho fatto lo stesso con la bigiotteria vintage grazie ad una collezione di intramontabili perle, che insegno ad adattare al proprio incarnato ed all’outfit.

Elisa: l’outfit giusto non basta, per essere perfette non possono mancare le buone maniere. Quali sono le basi da mettere in pratica ogni giorno, non solo a corte ma soprattutto nelle relazioni quotidiane? 

Sicuramente le buone maniere sono un’attitudine da coltivare nella vita quotidiana. Ma troppo spesso sono viste come un lusso da riservare agli estranei (Cortesie per gli ospiti, si chiama – non a caso – un programma televisivo). Io invece penso che il vero bon ton debba cominciare nei rapporti che abbiamo con chi ci sta vicino tutti i giorni: genitori, coniugi, figli, collaboratori domestici e via dicendo. Trattare queste persone con cortesia e rispetto è la base indispensabile per avere buone maniere anche nel resto della vita. Il RISPETTO è la guideline fondamentale, quindi piccole cose come: dire buongiorno e buonanotte, chiedere sempre per favore e non lesinare sui grazie, mantenere anche in casa un comportamento dignitoso, rispettare gli spazi altrui, evitare di disturbare gli altri, presentarsi a tavola in ordine e puntuali sono a mio avviso le prime cose da mettere in pratica. Tutto il resto viene (quasi) di conseguenza.

Curiosità: com’è nata la tradizione del tè delle cinque e quali sono le sue specificità?

EM: La tradizione dell’afternoon tea viene fatta risalire ad Anna, 7° duchessa di Bedford e amica della Regina Vittoria. Pare che la duchessa avesse spesso un certo languorino intorno alle cinque di pomeriggio, motivo per cui iniziò a chiedere un tè con qualche stuzzichino. Presto quest’abitudine divenne l’occasione per invitare delle amiche di corte e così in men che non si dica il rito del tè divenne un simbolo dell’aristocrazia britannica, per la quale ci si vestiva con particolare eleganza. Presto l’usanza si diffuse per imitazione a tutte le classi sociali, e già all’inizio del ‘900 quello del tè era diventato un rito trasversale.
Secondo le regole, preparare il tè e servirlo è un onore che spetta alla padrona di casa.
Si dovrebbe usare solo tè in foglie sciolte: nella teiera si versano tanti cucchiaini di tè quanti sono gli invitati, più uno.
Dopo che l’infusione è pronta, la padrona di casa lo versa nelle tazze e solo dopo si versa il latte. La tradizione di versare prima il latte e poi il tè era tipica delle classe popolari, che non avendo porcellane di alta qualità, versavano il liquido freddo per primo, per evitare che le tazze potessero creparsi.
Con il té si servono tradizionalmente piccoli sandwich, pasticcini tondi che si chiamano Scone e che vanno accompagnati da clotted cream e marmellata e infine piccoli dessert: secondo la tradizione si comincia dai sandwich, si prosegue con gli scone e si termina con i pasticcini.

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